Sfinciuni

Categoria
Gastronomia

Un soffice impasto ricoperto da un sugo a base di pomodoro, cipolle e acciughe, completato da pezzetti di caciocavallo ragusano e cotto nel forno a legna. Lo sfincione – ‘u sfinciuni in dialetto siciliano –, è una sorta di pizza diffusissima a Palermo come street food: camminando per le strade del capoluogo, infatti, è impossibile non imbattersi negli ambulanti che, dopo averlo acquistato a loro volta nelle panetterie del centro storico, lo vendono a bordo del caratteristico “lapino” – l’Ape, celebre motoveicolo Piaggio a tre ruote –, raggiungendo ogni angolo della città.

L’invenzione della pietanza – che fa parte dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (P.A.T.) italiani riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali – è attribuita secondo la leggenda alle suore del monastero palermitano di San Vito, che la prepararono per la prima volta in occasione delle festività natalizie, per rendere più ricco e saporito il semplice pane. Nato quindi per accompagnare altri piatti, oggi lo sfincione è gustato da solo – visto il “peso” di ingredienti come acciughe e cipolle – e il suo consumo non è più limitato, come un tempo, alla vigilia dell’Immacolata e di Natale, ma è esteso a tutto il resto dell’anno. Oltre che in strada, è possibile assaggiare questa prelibatezza presso i numerosi fornai e nelle rosticcerie cittadine.

La sua morbidezza si percepisce già dal nome, derivante dal termine latino spongia, “spugna”, che indica una consistenza porosa conferita dalla doppia lievitazione e dalla presenza, nell’impasto, della farina rimacinata – dalla grana particolarmente sottile e quindi ideale per pizze e focacce.

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